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Ho una malattia troppo popolare

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Pubblicato il 10/11/2025

Una delle prime cose che mi dicono, una volta che rivelo di essere ammalato di tumore, è: «Perché non scrivi un libro sulla tua esperienza?».

No. Non lo scriverò, perché è come scrivere un libro di barzellette sul calcio o un romanzo di fantasy: troppa concorrenza. Una ricerca di dieci minuti su Google mi rivela già una ventina di titoli in italiano negli ultimi cinque-sei anni. Ci sono persino dei fumetti. E questi sono solo quelli con testimonianze dirette. Poi c’è il cancro come nuovo topos della letteratura: un anno fa un mio caro amico mi ha regalato un libro su un ragazzino che sopravvive alla leucemia (“Oh, Boy” di Maurail Marie-Aude) . Gli ho detto: «hai una bella faccia tosta a regalarmi un libro così! La sua disarmante risposta è stata: gli ultimi cinque bei romanzi che ho letto parlavano di cancro, questo era il più ottimista».

E in effetti è vero. Anch’io continuo a leggere romanzi (ne posso citare decine, dalla Niffenegger alla Adelaide) in cui il cancro ha sostituito le vecchie malattie drammaturgiche di un tempo: come la Tbc, gli incidenti stradali e di montagna. Solo l’Alzheimer resiste.

Ma non è solo letteratura. Il web è invaso da proposte di raccontare la propria malattia oncologica: una progressione che è partita dai siti specializzati (medico sanitari) per arrivare ai siti generalisti più cliccati. Il New York Times ci mette persino il podcast e una sezione “Picture yourself after cancer”. O se ne occupa per discutere delle scelte di Steve Jobs una volta scoperto il tumore al pancreas. Per non parlare del cinema (“La prima cosa bella”, per cirtarne uno): quasi impossibile tenere il conto.

La Tv è un po’ in ritardo, così come la radio (meno, però). Forse perché servono voci e volti e tra noi italiani c’è reticenza a mostrare la malattia oncologica con la propria faccia. Ma dietro un nickname o anche il nome vero, con la mediazione della scrittura, è un’altra cosa.

Insomma, ho una malattia troppo popolare per mettermi anch’io a parlarne. Sono sempre a disagio nel mainstream. 

Ma mi sono incuriosito. Perché il tumore è così cool?

C’è di mezzo, sono convinto, l’aumento, per alcuni versi spettacolare, della sopravvivenza tra i malati di tumore. Secondo i dati disponibili sul sito tumori.net la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è passata in trent’anni da circa il 40% a oltre il 70% per le donne e dal 25% al 60% per gli uomini. Tutto questo mentre la prevalenza aumentava di cinque volte!

Aggiungete anche il fatto che stanno arrivando in età a rischio le generazioni più scolarizzate che l’occidente abbia mai avuto, ed ecco il perfetto mix: più malati di tumore, più colti, che sopravvivono più a lungo. Fanno tendenza, ma anche consumo. 

Mi aspetto quindi nei prossimi anni – siccome il trend pare per ora inarrestabile – uno scaffale a parte nelle librerie tipo “La malattia” o più esplicitamente “Cancro”, dove raccogliere tutta la vasta produzione a riguardo. 

I contenuti, in effetti, potranno variare moltissimo. Dall’autocompiangimento all’eroismo inossidabile, dalla testimonianza misticheggiante al manuale della sopravvivenza attraverso le diete, dall’ironia alla cupezza. Per non parlare dei libri medici, scientifici o di culture alternative. Sono tutti tagli già presenti non solo nelle librerie, ma sul web, nei blog dei malati, al cinema.

È un universo in piena espansione e definizione, che però, paradossalmente, non fa molta presa sui malati di tumore. 

Non ci fa male (passo al noi per semplicità) che si parli tanto della nostra malattia. Sempre meglio così in regime di restrizione del welfare sanitario. Solo che chi è dentro fa già una bella fatica a mantenere il proprio equilibrio e tutt’al più si lascia illudere da soluzioni miracolistiche (quante volte ho sentito pazienti in sala d’attesa progettare viaggi a Cuba per il veleno di scorpione). Ma andarsi a occupare dei casi degli altri… Troppo stressante. 

Alcuni di noi scrivono e scriveranno, ma pochi di noi li leggeranno.

 

 

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Commenti

Inviato da marco ferrazzoli (non verificato) il
ho il piacere di leggere questo articolo grazie al link da scienza in rete, il grande dolore di leggerlo dopo la scomparsa di romeo

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