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Arriva la nuova legge sui trapianti da vivente. Ma l'Italia è pronta?

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Pubblicato il 14/09/2025

Alla fine, l’ok definitivo del Senato è arrivato all’unanimità. E le nuove norme sul trapianto da vivente sono legge. Due articoli per dire che «in deroga al divieto di cui all’articolo 5 del codice civile, è ammesso disporre a titolo gratuito di parti di polmone, pancreas e intestino al fine esclusivo del trapianto tra persone viventi».

Finora era possibile farlo soltanto per il rene e per il fegato. Tuttavia, come ha sottolineato al momento della dichiarazione di voto la senatrice Pd Fiorenza Bassoli, la discussione della nuova legge è stata «un’importante occasione per riflettere sulla situazione dei trapianti nel nostro Paese, che pur essendo abbastanza soddisfacente, soffre di alcune carenze che lo sforzo comune di governo e Regioni devono impegnarsi a superare per rendere efficacemente operativa questa legge su tutto il territorio nazionale».

I problemi principali «riguardano la questione della razionalizzazione dei centri, molto diffusi al centro-nord e poco al sud. Tanto che a questo si accompagna un minore numero delle donazioni effettuate, e certo non per mancanza di generosità dei cittadini ma perchè nel mezzogiorno la rete di supporto ai trapianti è molto scarsa e lacunosa», ha sottolineato la senatrice. 

Inoltre, ha aggiunto il senatore Pd Ignazio Marino, c'è da fare «una riflessione sull'efficienza e l'efficacia, sia economica che clinica, dei 114 centri trapianti italiani: solo 8 su 23 hanno raggiunto standard di sicurezza e appropriatezza accettabili per il trapianto di fegato, che scendono a 4 su 43 nel caso del trapianto di rene».

Il lavoro sui centri trapianti, però, non è che un primo passo. 

Affinché la nuova legge non rimanga lettera morta è necessario rafforzare «la cultura della donazione da vivente nel nostro paese», ha sottolineato Marino. «Mentre in Olanda, ad esempio, il 54% dei trapianti di rene è effettuato con una donazione da vivente, in Inghilterra il 37% e in Germania il 22%, il nostro Paese resta a un misero 8%. Bisognerebbe programmare e lanciare una massiccia e continua campagna di informazione e sensibilizzazione, in particolare per il trapianto di rene. Se le persone sapessero che si può donare un rene a una persona cara condannata alla dialisi, i trapianti di rene potrebbero aumentare del 30-50 per cento».

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