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Migranti. Diffidenza e difficoltà linguistiche ostacolano le cure

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Pubblicato il 22/02/2026

Nel 2009 la classe medica si unì compatti contro la legge – poi modificata da un circolare ministeriale - che introduceva l’obbligo di denuncia dei pazienti immigrati clandestini che si recavano in ospedale per chiedere di essere curati. Dietro alle ragioni dei medici c’era una questione di civiltà, ma anche di sicurezza pubblica. Il mancato accesso alle cure degli immigrati, infatti, facilita la diffusione di malattie tra la popolazione generale, riportando alla luce anche patologie che in Italia si credevano ormai sconfitte da tempo.

Il problema è che a tenere lontani gli immigrati dai servizi sanitari non è solo la legge. Tra gli stranieri regna un sentimento di “paura” e diffidenza nei confronti del servizio sanitario nazionale. Anche a causa di difficoltà linguistiche e differenze culturali che rendono distanti gli stranieri e gli operatori sanitari. Il risultato è che ancora troppi immigrati si tengono alla larga dai servizi sanitari. E questo rappresenta un rischio per tutti. 

A sottolinearlo è il Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell’Istituto superiore di Sanità, che al fenomeno migratorio e alle sue implicazioni sociali e sanitarie ha dedicato una nuova sezione del proprio sito web (Epicentro: http://www.epicentro.iss.it/), con l’obiettivo di fornire informazioni utili a facilitare l’accesso ai servizi, percorsi di tutela e una comunicazione corretta.

D’altra parte, i numeri parlano chiaro: i migranti nel mondo sono passati da 150 milioni nel 2000 a 214 milioni nel 2010, e le proiezioni per i prossimi anni confermano l’andamento. In Italia, alla fine del 2011, il numero complessivo dei soli immigrati regolari era di oltre 5 milioni di persone. A cui vanno aggiunti gli immigrati irregolari. Sono peraltro questi ultimi a vivere più spesso in condizioni di sociali ed economiche fortemente disagiate che ne influenzano negativamente lo stato di salute. Basti pensare che la maggior parte di coloro che giungono in Italia è in buona salute. Ma una volta nel nostro Paese, gli immigrati vedono progressivamente il loro stato di salute impoverirsi, poiché esposti a molti fattori di rischio legati a condizioni di vita generalmente precarie. 

Quella dell’integrazione sociale e del pieno accesso alle cure sanitarie per le popolazioni straniere è quindi una sfida che non si può fallire. Ma che va affrontata, secondo il Cnesps, con un approccio più ampio che includa l’inserimento sociale. Partendo dalla formazione degli operatori, l’informazione-mediazione verso gli stranieri e la comunicazione verso la società ospitante per evitare la reciproca paura e percezione negativa.

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