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Il lutto tra pillole e parole

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Pubblicato il 08/02/2026

La medicina che cura con i farmaci ha una buona notizia per chi soffre a seguito di un lutto: non dovrà più aspettare che il tempo risani la ferita psichica e attenui il dolore della perdita. 

Può “guarire” subito, assumendo una pillola. È la notizia che si appoggia su uno studio pubblicato sul Journal of clinical psychiatry, che promette il miglioramento dei “sintomi di depressione maggiore subito dopo il lutto di una persona cara”, grazie a un farmaco. 

Ma è davvero una buona notizia? 

Sono orientati a metterlo in dubbio coloro che praticano quella medicina che si serve della parola e della relazione. Tra questi iscriviamo senz’altro Luigi Colusso, autore del libro “Il colloquio con le persone in lutto” (ed. Erickson, Trento 2012). Medico e psicoterapeuta, promuove da tempo gruppi di mutuo aiuto per persone che si trovano nel processo di elaborazione del lutto e del cordoglio (i due termini non sono del tutto sovrapponibili: dalla lettura del libro si ricava un utile profilo delle due tipologie di sofferenza per una perdita, che delineano la complessità delle manifestazioni interiori ed esteriori, personali e sociali del distacco per la morte di una persona cara o per gravi e irreversibili danni alla salute). 

La diffusione di gruppi di auto-mutuo aiuto per il lutto in Italia è documentata da una ricca appendice, che fornisce recapiti e indicazioni per entrare in contatto. È un pianeta sommerso che si delinea, destinato alla cura non meno di tutti gli interventi riconducibili al Servizio sanitario nazionale. Solo che qui tutto si svolge sotto il segno del volontariato. Questo implica naturalmente buona volontà e generosa disposizione. Ma non solo: è necessario anche metodo. 

Luigi Colusso mette a disposizione la sua provata esperienza nel percorso che porta a un contributo efficace alle persone in lutto: dall’accoglienza alle modalità di conduzione del colloquio, dalla discriminazione di situazioni specifiche (lutto delle persone anziane e nelle famiglie monoparentali, lutto nelle coppie omosessuali o per un aborto o una morte perinatale: tanto per menzionare alcune delle numerose fattispecie prese in considerazione) alla formazione e conduzione di un gruppo di mutuo aiuto.

Del volume, molto informativo ed equilibrato nei suggerimenti, mette conto individuare l’idea portante che sostiene sia la costruzione teorica sia la traduzione in pratica. Può essere ricondotta all’intuizione che l’unica strada percorribile per entrare nella sofferenza del lutto di una persona è la narrazione. Già in un celebre saggio (La sofferenza del corpo, ed. Il Mulino, 1990) Elaine Scarry aveva illustrato l’assoluta refrattarietà del dolore fisico al linguaggio: la persona che soffre coglie il dolore “naturalmente”, mentre per chi è estraneo al corpo sofferente ciò che è “naturale” è non cogliere il dolore. Il paradigma non è meno valido per il dolore emotivo e per qualsiasi sofferenza psicologica. La sola via di accesso è la narrazione. E l’ascolto ne è la condizione previa. A meno che non si preferisca far ricorso alla strategia sponsorizzata da Big Pharma e dai suoi sacerdoti: una pillola, e il dolore del lutto scompare!

Per saperne di più

Luigi Colusso, “Il colloquio con le persone in lutto”, ed. Erickson, Trento 2012

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Commenti

Inviato da bernardino bruno (non verificato) il
condivido la tesi della narrazione/ascolto come unica via percorribile. io purtroppo dopo 4 anni dal terremoto di L'Aquila non riesco a raccontare mio figlio senza avere una angoscia terribile. narro mio figlio da solo pensando di parlare sempre con lui o incazzandomi con Dio.

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