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Ocse: la sanità reinvesta sul territorio

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Pubblicato il 26/11/2025

La qualità dell’assistenza sanitaria sta aumentando nei Paesi Ocse: diminuisce la mortalità a un mese per infarto e ictus (calato dell’8% dal 2000), cresce la sopravvivenza per la maggior parte dei tumori (quella a cinque anni per cancro al seno, dal 1997 al 2004 è passata dal 79 all’84%). 

Ma occorre una maggiore attenzione alla prevenzione e una migliore gestione sul territorio dei malati cronici che, spesso, finiscono inappropriatamente in ospedale. A dimostrarlo bastano i casi di asma e diabete, entrambe patologia che salvo casi estremi non necessitano di ricoveri: ogni anno 50 ricoveri ogni 100.000 nell’Ocse sono dovuti alle complicanze dell’asma non opportunamente gestita sul territorio e la stessa quota è attribuibile a quelle diabete.

Questi i dati resi noti nei giorni scorsi dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che cerca di comprendere da dove nasca il problema inappropriatezza.

Difficile dirlo: di certo negli ultimi decenni c’è stato un brusco spostamento di risorse umane dal territorio all’ospedale. Il numero relativo di medici di famiglia è sceso a vantaggio degli specialisti e dietro il trend potrebbe esserci l’aumento della disparità di trattamento economico tra le due categorie. 

Apprezzabile per l’Ocse, lo sforzo nel contrastare fattori di rischio per malattie croniche come l’obesità con campagne informative o tasse su cibi poco sani. 

Restano elevati i costi per la salute, che assorbono il 9,6 per cento del Pil. 

Quanto all’Italia, tendenzialmente sta meglio della media Ocse. Più basa la mortalità per infarto e ictus, così come il tasso di ricoveri evitabili per asma e diabete. Quanto alla spesa, è al 9,5 per cento del Pil: pari a 3.137 dollari americani per cittadino.

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