Sta diventando ormai un racconto seriale quello sulle vicissitudini che affliggono la legge 40 del 2004, quella che regola la procreazione medicalmente assistita in Italia.
Dopo appena 4 mesi dalla bocciatura da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo e a solo un paio di settimane dal ricorso da parte del Governo italiano, arriva un altro intoppo: un giudice del tribunale di Firenze ha sollevato dubbi di incostituzionalità rimandando la legge alla Corte costituzionale.
Due gli aspetti che secondo il giudice contraddirebbero la Carta: l’irrevocabilità del consenso della donna ai trattamenti di procreazione assistita dopo la fecondazione dell’ovocita e il divieto di utilizzo a fini della ricerca degli embrioni sovrannumerari malati o abbandonati.
In concreto si tratta degli articoli 6 e 13 della legge che affermano rispettivamente che la «volontà [di accedere alla fecondazione assistita] può essere revocata da ciascuno dei soggetti indicati dal presente comma fino al momento della fecondazione dell'ovulo» e che «è vietata qualsiasi sperimentazione su ciascun embrione umano».
Disposizioni che per il magistrato violerebbero gli articoli 2 (diritti inviolabili dell’uomo), 9 (la promozione della ricerca), 32 (diritto alla salute e non obbligatorietà dei trattamenti sanitari) della Costituzione.
Per saperne di più
- Legge 40, ancora un rinvio alla Consulta: "Sì agli embrioni per la ricerca scientifica", La Repubblica, 11 dicembre 2012
- Legge 40, anche il Tribunale di Firenze invia gli atti alla Corte Costituzionale, il Fatto Quotidiano, 12 dicembre 2012
- "Si gioca a fare Dio": così la Cattolica sul rinvio alla Consulta della legge 40, Radio Vaticana, 12 dicembre 2012
- Romano (Scienza&Vita): “Embrione non è mero materiale biologico”, QuotidianoSanità, 12 dicembre 2012

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