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Il peso delle cure

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Pubblicato il 25/11/2025

Non è povera la letteratura missionaria sull’Africa: sono tanti i testi che raccontano storie di impegno, di dedizione, di duro lavoro europeo nei paesi africani. La sanità ne è spesso la protagonista principale, carica com’è di sentimentalismo romantico. Dalla cronaca fredda di progetti, programmi, costruzioni, dolori, fino al romanzo strappalacrime di sacrifici per il bene di popolazioni disperate. 

Ne ho letto parecchi, alla caccia di verità, ma anche per dare speranza al quesito che mi affligge da tanti anni: tutto questo lavoro, questi sacrifici, queste risorse portano certamente a risultati immediati, un bimbo guarito è un bimbo guarito, ma poi? 

Quale futuro, quale significato dare alla definizione “cooperazione allo sviluppo” che pure è il fondamento dell’impegno dei Paesi ricchi verso quelli poveri? 

Nemmeno l’incontro con i tanti che si sono impegnati e si impegnano, con straordinaria dedizione, negli interventi sul campo fornisce risposte chiare: chi va a lavorare nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo viene inesorabilmente travolto dall’urgenza delle necessità locali, dall’enorme pressione della domanda disperata. Quanto e come la singola azione di aiuto contribuisca allo sviluppo complessivo è questione alla quale non c’è il tempo di rispondere, che cosa succederà al termine del progetto non sempre è la priorità del momento. 

Anche interventi egregi di aiuto sostanzioso e capace a volte terminano senza lasciare sostenibilità autonoma sul campo, anzi lasciano piuttosto un corollario di lamentazioni sull’incapacità politica locale o sull’avarizia dell’ente finanziatore che non ha rinnovato il sostegno. 

Il bene ostinato, il libro di Paolo Rumiz (Feltrinelli 2011, 136 pagine, 14 euro) illumina bene questo grigio scenario: racconta le storie dei sanitari  del Cuamm (l’acronimo sta per Collegio universitario aspiranti e medici missionari) impegnati in un lavoro quotidiano, ma con la costante visione dello sviluppo: l’insegnamento, la costruzione di realtà locali, il forte coinvolgimento del personale sul posto, solo per citare alcuni elementi che fanno di questo libro una lettura indispensabile per chi crede nelle possibilità di reale sostegno allo sviluppo. 

Odore d'Africa

Non è una lettura noiosa: si legge con avidità, come un libro giallo. E si legge vita: non storie astratte o racconti tropicali, la lettura ti trascina sul campo a fianco delle donne, dei bambini, di uomini e medici. Si sente l’odore d’Africa, il permanente polverone rosso, il ronzio degli insetti, i grandi silenzi. Rumiz ci narra del Cuamm, ma si sofferma poco sui medici, privilegia le persone, ci trasmette le loro esperienze, le sofferenze, la gioia. L’autore è chiaramente infettato dal mal d’Africa: ne parla con amore, con poesia, ma non trascura la cruda documentazione dei fatti. 

Bello leggerla nella rivisitazione delle esperienze dei medici Cuamm raccontate o desunte dagli archivi, ma anche dalla diretta esperienza dello scrittore e viaggiatore che non disdegna di entrare direttamente nelle realtà locali. 

L’Italia positiva

In un momento terribile per la dignità del nostro Paese, Rumiz ci offre un’oasi di pace: lo spaccato di un’Italia positiva, silenziosamente eroica, fatta di persone che concretamente testimoniano come è possibile vivere per realizzare ideali e come è possibile, al di là delle fedi, dedicarsi al prossimo sofferente. Come è possibile, nell’universo dello spreco, fare tanto con pochissimo. 

E meno male che Rumiz non scrive di politica dello sviluppo: troppo se ne è scritto e troppo grande è l’abisso tra le enunciazioni politiche e le realizzazioni concrete. Pur accuratamente evitando le citazioni critiche ci testimonia comunque il silenzio delle istituzioni, la pochezza delle risorse e dei programmi governativi, l’inefficacia di interventi politici, l’assenza di visioni strategiche. 

Rumiz invece estrae con sapienza dalle esperienze raccontate dai medici Cuamm una strategia politica semplice e chiara : portare know-how, tecnologie compatibili e sostenibili, fare formazione di campo, testimoniare profonda motivazione e insomma fare, fare bene e con poco, in silenzio e senza lamentele, senza risparmio umano e col sorriso . 

Il tutto non raccontato o predicato, ma realizzato sul campo da persone vere, con nome e cognome, gioie e dolori, con risultati tangibili, visibili, verificabili e ancor più con la prova della sostenibilità fornita dalle tante strutture locali costruite dal Cuamm e proseguite con proprie forze. 

Non ci vuole un accademico per capire come questi pochi elementi delineano scelte politiche possibili e concrete, il cui unico grande difetto è quello di essere miglia lontane da interessi industriali, commerciali, politici o militari. Non è il mondo degli affari -ci fa capire Rumiz- quello che può esprimere un’efficace cooperazione allo sviluppo: l’esperienza Cuamm va in tutt’altra direzione. 

Tra impegno civile e passione religiosa

Rumiz è folgorato dalla figura di Luigi Mazzucato, il sacerdote che anima da quarant’anni il Cuamm: ne parla da innamorato, ma anche impaurito dalla determinazione di questo semplice prete. La sua implacabile telefonata serale mobilita impegni di vita assolutamente straordinari, ma anche la semplice cura per i singoli. 

Appena appena traspare la fede, la missione, l’impegno religioso, sostanzialmente leggibile nell’incredibile fiducia nella provvidenza, che giunge, giungerà, ci aiuterà nelle peggiori situazioni. 

Il libro di Rumiz è un libro laico, così come laica è l’organizzazione del Cuamm, che non chiede certificati di battesimo ai suoi cooperanti. 

Rumiz taglia così l’erba sotto ai piedi ai tanti laici che liquidano le missioni di cooperazione come adempimenti di fedi religiose non necessariamente orientate alla cooperazione per lo sviluppo. 

Poche volte ho sentito odore di santità come tra le pagine di questo libro: senza iconografie e preghiere, senza citazioni di santi o di encicliche è un potente promotore della forza della fede. Come i Vangeli ci raccontano storie di persone, di fatti concreti, di pescatori, di contadini, di falegnami, di gente semplice e operosa, così in questo libro il racconto delle testimonianze di dedizione offre forte stimolo alla credibilità di una vita ricca di fede realizzabile anche oggi. 

Medici per l’Africa

Medici con l’Africa Cuamm è tra le maggiori organizzazioni non governative sanitarie italiane per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane. 

Nata nel 1950 con lo scopo di formare medici per i paesi in via di sviluppo con il nome Cuamm (Collegio universitario aspiranti e medici missionari). Attraverso una sede in Italia e 7 uffici di coordinamento in Angola, Etiopia, Kenya, Mozambico, Tanzania, Uganda e Sudan, il  Cuamm è oggi presente sul campo con 37 progetti, diversi interventi di supporto e circa 80 volontari. 

Realizza interventi di lungo periodo, anche in aree che sono teatro di guerra e di emergenze umanitarie. Opera ai diversi livelli del sistema sanitario, dalle cliniche mobili alle università, fornendo servizi di qualità accessibili a tutti. 

Il Cuamm è online all’indirizzo: www.mediciconlafrica.org 

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