Per enhancement o potenziamento, si intende un intervento su esseri umani atto a incrementarne alcune caratteristiche considerate positive, come il quoziente intellettivo, la resistenza a malattie, la capacità di concentrazione, l’altezza, eccetera.
Moltissime tecnologie, fra cui il cannocchiale e il microscopio, possono essere considerate forme di potenziamento, ma quelle che suscitano maggiori problemi etici, e sulle quali ci concentreremo, sono quelle derivanti dai recenti risultati della biomedicina: nuovi farmaci, diagnosi genetiche, terapie geniche.
Potenziamento e terapia
Prima di discutere argomenti specifici, occorre esaminare la questione della differenza fra enhancement e terapia.
Alcuni eticisti ritengono che la distinzione sia sensata e che l’idea di un funzionamento normale per la specie Homo sapienstracci un confine fra i due (N. Daniels, Cambridge Quarterly of Healthcare Ethics9: 309-322, Cambridge 2000): ciò che porta al recupero del funzionamento normale sarebbe terapia, mentre ciò che conduce all’acquisizione di capacità che non fanno parte del funzionamento normale sarebbe potenziamento.
Com’è intuitivo, tale posizione è facilmente criticabile (J. Harris, Enhancing Evolution, Princeton University Press, Princeton 2007) sulla base del fatto che non vi è alcun confine netto e assoluto fra normale e non-normale dal momento che il significato dei due concetti è relativo al contesto e del tutto convenzionale.
In base a questa considerazione, è facile portare casi contro coloro che pensano che l’attività medica debba escludere il potenziamento.
Per esempio, ci sono attività mediche usualmente praticate, come le vaccinazioni, che in realtà possono essere pensate quali forme di enhancement, dato che rendono il sistema immunitario capace di reazioni che precedentemente non erano a sua disposizione. Insomma, è problematico tracciare una linea netta fra enhancement e terapia che possa essere accettata da tutti e, quindi, è piuttosto pretestuoso cercare di escludere il primo dagli scopi della medicina.
Contro il potenziamento
Passiamo, ora, a esaminare alcune obiezioni più specifiche contro l’enhancement biomedico per vedere se effettivamente tengono.
Cominciamo con Habermas (J. Habermas, The Future of Human Nature, Polity Press, Cambridge 2003), il quale ritiene che l’intervento dei genitori sul genoma dei figli per potenziarli, come potreb be accadere dopo una diagnosi pre-impianto e mediante terapia genica, impedirebbe a quest’ultimi di considerarsi autori indivisi delle loro vite. I figli si verrebbero a trovare così in un rapporto di dipendenza inevitabile e permanente nei confronti dei genitori. A ben pensarci, questa critica è assai poco convincente e abbastanza superficiale. In realtà (M. Mameli, Journal of Medical Ethics33: 87–93, London 2007), molte delle caratteristiche fisiche e psicologiche di un figlio sono il risultato, e non potrebbe essere diversamente, delle scelte dei genitori, come accade quando questi scelgono il tipo di sport da praticare, la scuola da frequentare, le attività ricreative in genere, l’ambiente in cui vivere e i valori cui credere. Tuttavia, nessuna di queste scelte genitoriali è intesa come una diminutio dell’autonomia dei figli, intesa a spogliarli del loro stato di agenti morali indipendenti; al contrario è vista come legittimo atto educativo. Estendendo il ragionamento, non si vede perché la scelta genetica dei genitori dovrebbe essere pensata diversamente.
Rispettare la natura?
Nel 2003 il rapporto Beyond Therapy del President’s Council on Bioethics presieduto, sotto l’amministrazione George W. Bush, dal medico fortemente conservatore Leon Kass, lancia una seconda accusa ai sostenitori del potenziamento. Questa si basa sulla tesi che sia hybrisla non accettazione dei limiti posti all’uomo dalla natura. Ovvero, si vorrebbe catalogare come un atto di orgoglio non saggio, da parte di un essere umano, il procurarsi (o il volersi procurare) capacità che la natura non ha concesso.
A questa accusa, abbastanza classica e un po’ trita, basata su un’idea piuttosto ideologica di che cosa sia natura, si può rispondere facendo notare come non possa essere affatto pensata quale specifica per l’enhancement biotecnologico. In realtà, si applica a tutte le tecnologie che hanno un forte impatto sulle generazioni presenti e future: dall’uso di combustibili fossili alla fissione nucleare, dalla creazione di organismi geneticamente modificati per uso agricolo alla trasformazione del territorio attraverso grandi infrastrutture. Questa obiezione ha, dunque, uno spettro troppo ampio per essere convincente, in quanto, oltre a essere basata su una pretestuosa e vaga idea di natura, sembra mettere in discussione il legittimo tentativo della specie umana di modificare l’ambiente e se stessa per migliorare la propria qualità della vita.
Il problema della discriminazioni
Una terza famiglia di obiezioni parte, invece, dall’idea che il potenziamento potrebbe causare problemi in ambito di giustizia. In particolare, le persone potenziate potrebbero avere dei vantaggi nel superare esami e concorsi e nell’aggiudicarsi posti di lavoro (A. Buchanan, D.W. Brock, N. Daniels, D. Wikler, From Chance to Choice, Cambridge University Press, New York 2000). Se il potenziamento (per esempio, assumere regolarmente metilfenidato per agevolare la concentrazione) fosse legittimo, le persone non potenziate potrebbero essere discriminate o considerate disabili.
Dato che le tecnologie biomediche usate per l’enhancement sono costose, si correrebbe il rischio di rendere più avvantaggiati coloro che già ora sono avvantaggiati e più svantaggiati gli svantaggiati allargando la forbice delle diseguaglianze. A ben pensarci, questa obiezione coglie un problema reale, ma di per sé non giustifica restrizioni legali ad avvalersi delle tecnologie di potenziamento.
Occorrerebbe, invece, modificare le istituzioni sociali in modo da impedire discriminazioni e dare ampio accesso, per esempio attraverso l’uso di finanziamenti pubblici, a tali possibilità qualora sia provato che abbiano un elevato rapporto fra benefici e costi.
Nihil obstat
Insomma, tenendo conto delle obiezioni presentate contro l’enhancemente delle possibili contro-obiezioni, sembra che, volendo mantenere il discorso in un ambito di pura discussione razionale, nulla osti al libero sviluppo delle tecnologie potenzianti.
A patto che siano affrontati i problemi di giustizia ed evitati attentati all’autonomia personale come la decisione di un governo di renderle obbligatorie per legge.

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