«Si possono fare molti soldi dicendo alle persone sane che sono malate»: questa affermazione del British Medical Journal non è un suggerimento malizioso, ma un grido di allarme. L’atto di accusa è rivolto al fenomeno della medicalizzazione della salute che espropria i cittadini, come già denunciava il sociologo Ivan Illich fin dagli anni ’70 del secolo scorso, della facoltà di considerarsi sani o malati. L’obiettivo è perseguito con strategie di mercato abilmente dissimulate. In inglese vengono chiamate disease mongering; equivalgono a un indebito traffico con le malattie, rivolto ad aumentare il numero delle persone che si riconoscono malate e conseguentemente ad allargare il mercato della salute. Con macabro umorismo, qualcuno ha coniato la qualifica di “epidemiologia creativa”per queste strategie tese a vendere malattie. Basta modificare i parametri clinici che differenziano le persone malate da quelle sane (livello di colesterolo nel sangue, valori della pressione ecc.) per iscrivere altri presunti sani nel novero dei malati, che la medicina è disposta a soccorrere con il suo generoso arsenale terapeutico.
È difficile tracciare un confine netto tra una corretta campagna di sensibilizzazione rivolta a promuovere la salute e una serie di menzogne (o di mezze verità) costruite ad arte per ampliare il numero di coloro che, pur godendo di una buona salute percepita, sono indotti a scoprirsi malati e sono quindi sospinti tra le braccia di trattamenti medici. Su questa ambigua terra di confine giganteggia, come nume tutelare o santo patrono, la figura del dott. Knock.
Il trionfo della medicina
La commedia di Jules Romains a lui dedicata – Knock, o il trionfo della medicina - è andata in scena a Parigi per la prima volta nel 1923. Per l’ultima volta a Castelnuovo Garfagnana, un centro di poche migliaia di abitanti in provincia di Lucca, il 12 novembre scorso. Tra la prima e la più recente rappresentazione non si può dire che il dott. Knock abbia calcato spesso il palcoscenico (anche se è stato onorato di una riduzione cinematografica, con il grande Louis Jouvet nel ruolo del protagonista).
Ma anche se raramente lo si è visto in teatro, si è insinuato stabilmente nel nostro immaginario.
Da quasi un secolo Knock insegna, a chi vuol imparare da lui, come espandere i servizi medici. Giovane medico condotto, Knock arriva nel paesino di St. Maurice con poca scienza, ma con una convinzione incrollabile. Quella che aveva posto come titolo - spiega al dottor Parpalaid che, con molta prosopopea ma praticamente in condizioni economiche disagiate, gli “vende”la condotta - alla sua tesi di laurea: «Sui pretesi stati di salute», ovvero, ogni sano è un malato che si ignora. Ai nostri giorni qualcuno ha aggiornato la tesi affermando che ogni sano è una persona non sufficientemente diagnosticata.
Nè carne, nè pesce. Cioè sano
Dopo tre mesi, quando il dottor Parpalaid ritornerà nel paese per incassare la prima rata della condotta, tutto è cambiato: la locanda è stata trasformata in ospedale, e non c’è più un posto disponibile; il modesto farmacista, diventato il principale collaboratore del nuovo medico, ora dirige un’attività fiorente.
Tutti gli abitanti di St. Maurice sono stati toccati dalla “Luce Medica”. Spiega il dottor Knock all’anziano collega stupefatto: «Voi mi date un cantone popolato da alcune migliaia di individui neutri, indeterminati. Il mio ruolo è di determinarli, di portarli all’esistenza medica.
Li metto a letto e guardo che cosa ne può venir fuori: un tubercolotico, un nevropatico, un arteriosclerotico, quello che si vuole, ma qualcuno, Dio buono!, qualcuno!
Niente mi irrita come quell’essere né carne, né pesce che voi chiamate una persona sana».
Dal punto di vista operativo, la strategia promozionale - promozione della medicina, beninteso, non dei propri interessi - del dottor Knock è semplice. Convoca il messo comunale, che ha il compito di fare gli annunci pubblici, preceduto dal suono del tamburo, e lo manda in giro per il paese a proclamare l’offerta del nuovo dottore: il lunedì, giorno di mercato e di grande affluenza in paese, dalle nove e trenta alle undici e trenta, il dottor Knock farà visite gratuite per gli abitanti del cantone («in uno spirito filantropico e per contrastare il progresso inquietante delle malattie», precisa). Il seguito della storia, chi ha visto o letto la commedia lo conosce. Gli altri possono facilmente immaginarlo.
L’epoca dei "consumatori" avidi
Una storia attuale? Beh, oggi gli annunciatori pubblici a suon di tamburo sono piuttosto rari. In compenso, si sono moltiplicate le vie per far arrivare messaggi di promozione della medicina, sempre animati da spirito filantropico e per contrastare il progresso delle malattie. La più recente trovata è quella delle offerte mediche scontate, promossa da Groupon.
Con un significativo cambio di scenario rispetto a qualche decennio fa: chi offre servizi gratuiti o scontati non ha di fronte la diffidente e taccagna comunità contadina di St. Maurice, che deve essere indotta controvoglia a farsi visitare. Oggi il dottor Knock ha di fronte “consumatori” avidi di ricevere visite e di farsi prescrivere esami, farmaci e trattamenti.
La malattia unisce
Guardando dalla finestra del suo albergo-ospedale lo spettacolo di 250 case con le finestre illuminate, dove allo scoccar delle dieci di sera tutti i malati erano pronti per la presa di temperatura rettale, il dottor Knock poteva annunciare trionfante: «Ci sono 250 camere in cui qualcuno confessa la medicina, 250 letti in cui un corpo disteso testimonia che la vita ha un senso, e grazie a me un senso medico». Dall’alto di internet, dalla finestra delle offerte low cost, i numeri delle persone “beneficate” dall’espansione dei servizi sanitari appaiono moltiplicati in modo esponenziale. E la Luce Medica brilla tanto da ferirci gli occhi.
La figura del medico convinto che «ogni sano è un malato che si ignora» e che la sua missione sia quella di introdurre tutti gli abitanti del paese di St. Maurice nell’era della medicina continua a inquietarci. Proprio per la sua ambiguità.
Alla ricerca di una medicina sana
Se il dott. Knock potesse essere ridotto alla figura di un ciarlatano o di un abile sfruttatore della credulità, potremmo prendere le contromisure per difenderci da lui. Ma fino al termine della pièce non si scioglie il dubbio sulla sua buona fede.
Il dott. Knock persegue certamente i suoi interessi, ma sembra onestamente volere anche il bene dei suoi pazienti. La commedia non si può ridurre allo smascheramento di un imbroglione: è piuttosto una riflessione, quanto mai attuale, sulle ambivalenze della medicina. E sulla necessità di una partecipazione attenta e vigile dei cittadini per definire i confini di una medicina “sana”, che non li espropri della propria vita.
Cure mediche troppo esigue sono un problema; ma lo sono anche troppe cure. La sfida della giusta misura è la ricerca di quel “meno” che contenga anche il più.
A chi parla Knock?
Molte persone potrebbero beneficiare di un confronto con l’inquietante pièce. In primo luogo gli studenti di medicina e delle altre professioni sanitarie. Non è solo con l’etica che possiamo intervenire per dare alla pratica terapeutica una solida struttura.
Non meno efficaci sono i percorsi che passano per le arti.
E una grande opportunità è proprio ascoltare la voce della musa Melpomene. Il teatro è nato per esprimere le passioni umane e per articolare le domande fondamentali che agitano ognuno.
Nelle società nelle quali l’alfabetizzazione non era capillare, era lo strumento ideale per rivolgersi a tutti.
Lo è non meno oggi proprio sul tema della salute e della buona medicina, nel confronto del quale ci sentiamo tutti piuttosto sprovveduti, per quanto grandi siano le nostre competenze in altri ambiti.

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