Non andate cercarlo in Cina il “medico scalzo” ritratto in questo libro. Pasquale Marconi non faceva parte delle schiere di medici mobilitati dalla rivoluzione comunista per andare a occuparsi della salute di milioni di cinesi che vivevano nelle campagne. Scalzo, più precisamente, calzando i sandali da terziario francescano, il dottor Marconi camminava per l’ospedale da lui fondato a Castelnovo ne’ Monti, nell’entroterra reggiano, e a Roma, in Parlamento. Perché è stato anche parlamentare democristiano della prima Repubblica. E non ha mai nascosto, anzi ha provocatoriamente esibito, le sue convinzioni religiose.
La biografia tracciata da Teresa Muratore ha un intento primariamente storico: vuol collocare Pasquale Marconi (1898 – 1972) nel contesto del Novecento italiano, ripercorrendo il suo complesso itinerario professionale e soprattutto politico. Marconi ha partecipato alla Resistenza, pur scegliendo di essere completamente disarmato, e poi alla ricostruzione morale e politica del Paese, nella Costituente e nel primo Parlamento. Un momento critico del suo percorso biografico ci fa capire la statura del personaggio.
Nel 1944 è stato imprigionato e processato, per aver curato oppositori del regime fascista («Aveva fatto del bene, ma a quelli ai quali non avrebbe dovuto farlo», spiegò una guardia alla mamma che era andata a trovarlo in prigione). Il dottor Marconi rischiava la condanna a morte. Nel preparare la sua strategia di difesa, pensò dapprima di farsi dichiarare infermo di mente da uno psichiatra: affetto da una <pazzia religiosa» con la mania di fare del bene a tutti… Ma scartò ben presto questa ipotesi che qualcuno avrebbe qualificato come democristiana ante litteram. Si presentò invece al processo candido come una colomba: «Signor giudice, lei sa che io sono un medico; nella persona che viene a chiedere la mia assistenza io vedo solamente il malato e non mi curo di sapere se è un fascista, un tedesco, un partigiano. Sappia che io agirò sempre così, perché questo mi impone la mia coscienza». Il giudice si alzò di scatto e l’abbracciò. Il giorno stesso il dottor Marconi fu rimesso in libertà.
Un uomo dalla schiena diritta (gli spagnoli lo chiamerebbero «hombre vertical»). Uno dei pochi italiani che osò sfidare a viso aperto le leggi razziali: rifiutò a padre Gemelli, rettore dell’Università Cattolica, il certificato di «non appartenenza alla razza giudaica», richiesto per la figlia iscritta all’Università. Con sublime ironia scrisse al rettore: «Il Capo del Corpo Mistico dicono che fosse di razza ebraica».
Un uomo, un medico, un credente di altri tempi? In ogni caso, da Pasquale Marconi emana la grandezza di cui sentiamo maggiormente nostalgia.
Per saperne di più
Teresa Muratore: Il medico scalzo, ed. Aliberti, Reggio Emilia 2013, pp. 256, Euro 15,50


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