I recenti dibattiti in tema di etica ci hanno offerto scenari segnati da dispute improduttive destinate a rivendicare visioni dell’esistenza contrapposte, unilaterali e apparentemente irriducibili.
Questa contesa tra ideologie ha sottratto uno spazio importante all’argomentazione morale, dispensando i diversi schieramenti da un’importante funzione di responsabilità, quella di fornire un’opportunità per chiarire dei dubbi e potersi confrontare in modo consapevole e informato con una realtà complessa, intima e che al contempo comprende la libertà dell’altro.
Occorrono più prospettive teoriche per poter approssimare un’immagine del reale. Che non vuol dire adottare un atteggiamento di passiva indulgenza, quanto valutare il connotato etico relativo al riconoscimento del carattere strettamente personale di ogni scelta. Si tratta di considerare adeguatamente le differenze, di genere, culturali, o anche religiose poiché in questo risiede il carattere autenticamente laico di un atteggiamento antidogmatico. Questa complessità del mondo si riflette nella varietà e nella pluralità dei modelli etici.
Sostenere che esistono diverse forme di spiritualità anche tra i credenti e che ognuno segue in coscienza la cifra con la quale crede e opera concretamente disegnandosi la modalità di uscita dalla vita che gli sembra più carica di senso, anche religioso, mostra maggiore laicità di chi invece respinge ogni argomentazione che riguardi questo aspetto. C’è un aspetto importante della bioetica: la sua natura interdisciplinare, che richiede che nei suoi dibattiti vengano coinvolte le varie competenze.
Per discutere della possibilità di una comunicazione non dogmatica sulla salute la redazione di Janus sarà presente, il novembre prossimo, a Milano per la Conferenza sulla comunicazione per la salute 2011.

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