Venti milioni di batterie industriali o di automobili nel corso del 2011 hanno attraversato, più o meno legalmente, il confine meridionale americano approdando in Messico.
La nuova legislazione americana, infatti, che prevede criteri di smaltimento più stringenti - e naturalmente più costosi - sta spingendo sempre più aziende a disfarsi di questi prodotti inviandoli in Paesi con normative più blande ed economiche.
E così, secondo il New York Times che ha pubblicato nei giorni scorsi un’inchiesta dedicata all’argomento, lo smaltimento a buon mercato delle batterie americane sta creando un florido e nocivo mercato del piombo nelle periferie del Messico.
Una batteria contiene fino a 20 chili di piombo che rischia di disperdersi nell’ambiente sotto forma di polveri se il processo di estrazione non è ben controllato. Le conseguenze sulla salute sono quanto mai serie. Soprattutto nei bambini.
E basta un caso illustrato dal quotidiano per comprendere quanto il rischio di intossicazione dovuto all’esposizione al metallo sia concreto: si tratta di un’azienda dove le batterie vengono distrutte dagli operai a colpi di martello per estrarre la polvere di piombo che viene poi fusa in una fornace. A pochi metri una scuola. Il terreno circostante, dove giocano i bambini, secondo le analisi commissionate dal New York Times, contiene livelli di piombo 5 volte più alte rispetto ai limiti di sicurezza.

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