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Gli stati vegetativi in Italia

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Pubblicato il 10/02/2026

Sono poco più di 600 le persone in stato vegetativo o di minima coscienza in Italia. L’età media è di 55 anni e il 60 per cento è di sesso maschile. L’80 per cento di essi vive questa condizione da circa 5 anni, ma non mancano casi in cui lo stato vegetativo o di minima coscienza si protrae da un quindicennio. 

Più della metà (il 64%) è ricoverato in strutture di lungodegenza, un quarto in strutture riabilitative, il 10 per cento al proprio domicilio. 

Quanto alle cause, in circa il 25 per cento dei casi è traumatica, molto più frequentemente si tratta di un’anossia da arresto cardiocircolatorio o emorragie cerebrali. 

È questa la mappa degli stati vegetativi in Italia presentata ieri (8 febbraio 2012) al ministero della Salute. Il progetto (progetto nazionale “Funzionamento e disabilità negli stati vegetativi e negli stati di minima coscienza”), finanziato dal Ministero della Salute tramite il Centro nazionale prevenzione e controllo malattie (Ccm), è stato coordinato dall’Istituto Neurologico Besta di Milano e ha coinvolto l’Università Cattolica, la Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg e l’Associazione italiana donne medico (Aidm) e associazioni e federazioni di familiari che si occupano di persone in stato vegetativo e stato di minima coscienza.

«Interessanti anche i dati sul campione di 487 caregiver», ha illustrato Matilde Leonardi, direttore scientifico e coordinatore del Coma Research Centre, Centro Ricerche sul Coma,  della Fondazione Besta. Il 70 per cento è di genere femminile e in oltre la metà dei casi ha più di 50 anni. Meno della metà di esse lavora, e la maggior parte dichiara di aver ridotto tutte le attività nel tempo libero rispetto a prima dell’evento acuto del proprio caro. Per quanto riguarda l’impegno temporale profuso da ciascun caregiver per la cura del paziente, circa la metà dedica al proprio caro più tre ore al giorno, ma per circa il 10 per cento le ore sono più di 6. Completamente diverso l’impegno per i caregiver di minori: in tal caso viene prestata assistenza continua 24 ore al giorno. 

Il 29 per cento dei caregiver dichiara infine di dedicarsi  alla cura del paziente perché si sente il più adatto a farlo, il 14 per cento perché non c’è nessun altro che possa farlo.

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