I cambiamenti intervenuti nell’ambito dell’etica biomedica nel mezzo secolo che abbiamo alle spalle sono assimilabili a un “progresso” o a una “rivoluzione”? Per articolare una risposta ricordiamo la scena tra il medico personale di un personaggio e il figlio di questi, in una celebre fiction.
L’anziano genitore è tornato a casa da un soggiorno in una clinica, dove si è recato per accertamenti. L’accompagna l’annuncio trionfale da parte della moglie: l’operazione esplorativa ha dimostrato che ha solo un piccolo spasmo al colon. Più gioioso di tutti è il diretto interessato, che festeggia in quel giorno 65 anni: «Mi hanno detto che vivrò. C’è un milione di sensazioni che voglio ancora provare. Tutte voglio gustarle!». Ma il medico confida, in privato, al figlio minore un’altra verità. Il referto è di segno opposto: è un tumore maligno inoperabile. Quando il giovane contrappone le buone notizie diffuse dal medico stesso, questi non esita a riconoscere: «Bugie. Ho mentito. Anche a lui ho mentito. Etica professionale».
Alla timida protesta del figlio: «È giusto illudere così il padre?», non c’è risposta. Il richiamo dell’etica professionale è risuonato come una sanzione superiore, senza appello. Si tratta dell’opera di Tennessee William La gatta sul tetto che scotta, del 1955.
La data è importante perché, anche se non sono trascorsi ancora cinquant’anni, le norme comportamentali a cui si fa professionale dei medici non prescrive più la menzogna come espressione della pietas del sanitario nei confronti del malato, né i costumi sociali attribuiscono ai familiari il compito di gestire l’informazione al posto della persona interessata. Queste regole del gioco sono franate, a dispetto della loro secolare tenuta nel tempo: nel giro di pochi anni sono state riscritte, delineando un nuovo profilo di diritto e doveri tra le parti coinvolte.
Il cambiamento ha, dunque, il carattere di una rivoluzione.
La trasformazione che è avvenuta non solo è stata repentina nel tempo ma anche radicale nel modo di concepire i rapporti tra chi eroga professionalmente cure e chi le riceve.
IL COMITATO NAZIONALE DI BIOETICA
Diversa è la valutazione se ci lasciamo guidare dai bilanci e dalle autovalutazioni di carattere istituzionale. La bioetica ha avuto di recente in Italia questa opportunità.
L’occasione è stata offerta dal quindicesimo anniversario dell’istituzione del Comitato nazionale per la bioetica (Cnb), avvenuta nel 1990. Nel dicembre 2005 un convegno ha analizzato alcuni documenti elaborati dal Cnb in quindici anni di attività elogiandone lo spirito che l’ha animata, sotto la costante guida della virtù dell’umiltà, della tolleranza e della difesa della dignità dell’uomo. Tuttavia una ricostruzione delle vicende iniziali del Cnb lascia intravedere un percorso meno lineare e trionfalistico. Istituito per la prima volta nel 1989, il Cnb aveva lo scopo di fornire indicazioni per atti legislativi e promuovere un confronto sullo stato della ricerca biomedica. Tuttavia resa nota la composizione del Comitato, un gruppo di studiosi e operatori sanitari ha costituito una Consulta di bioetica, a carattere laico. Una scelta fondata sulla rivendicazione del carattere di pluralismo che devono avere le scelte pubbliche.
La via italiana al pluralismo in bioetica sembra però essere la risposta di una società a due poli, dove l’esistenza di un polo rafforza l’identità dell’altro. Eppure il superamento di quel modello polarizzato era l’opportunità offerta dall’orizzonte delle problematiche bioetiche: tutti sono chiamati alla difesa della vita e alla promozione del carattere umano degli interventi bio-medici, moltiplicando le risorse delle diverse tradizioni culturali in senso collaborativo e sinergico.
Negli anni i toni della polemica si sono smorzati, ma progressivamente la polarizzazione tra bioetica laica e bioetica cattolica si è trasferita dal Comitato alla società. Soprattutto l’acceso dibattito che ha accompagnato prima l’approvazione della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita e poi il referendum abrogativo ha portato la contrapposizione a schieramenti sempre più radicalizzati: pro o contro la vita, concezione sacrale o secolare dell’embrione, subordinazione o indipendenza dell’etica dalla legge.
Il testo è un estratto dell’intervento di Sandro Spinsanti al Workshop “Medicina e dintorni. Antropologia, Etica, Storia, Filosofia e Comunicazione” che si terrà a Bologna l’11 e 12 Maggio 2012.


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