Cambiano le regole del gioco tra professionisti sanitari e cittadini: non è una novità. Ma si pretende di cambiarle per legge, e questo è un fatto nuovo che merita una riflessione critica.
Le regole non riguardano solo gli aspetti politico-amministrativi dell'erogazione di servizi alla salute (chi ha diritto a che cosa nell'ambito della sanità pubblica), ma anche aspetti molto personali - direi quasi intimi - del rapporto che si stabilisce con chi ci cura. Del tipo: il medico mi dirà la verità sulla mia malattia o si sentirà autorizzato a mentirmi, per dare invece le vere informazioni ai miei familiari? Posso confidare che il medico terrà in considerazione la mia volontà, anche qualora non fossi più in grado di continuare a esprimerla? Il professionista sanitario starà dalla mia parte (alleanza terapeutica) o avrà a cuore altri interessi (il budget dell'ospedale o la propria sicurezza giuridica)?
Sono questioni tra le più delicate che possono sorgere nella pratica della cura. Su questi temi le risposte sono diverse rispetto a quelle che sono state date anche fino a vent'anni fa. Basta vedere come è cambiato negli ultimi anni il codice deontologico dei medici. E come la sensibilità comune - chiamiamola pure etica diffusa, propria della nostra cultura, rispetto ai valori dell'individuo - valuta la questione dell'informazione, data in modo da rendere possibile la partecipazione della persona malata alle decisioni che la riguardano.
Ebbene, la vistosa novità la troviamo proprio nel titolo della legge che dovrebbe normare questi ambiti: Disposizioni in materia di allenza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento. Si pretende di intervenire con la legge là dove sono appropriate regole deontologiche e accordi interpersonali frutto di confronto, di dialogo, magari anche di scontri tra visioni etiche diverse.
È illusorio pretendere di ricondurre tutte le differenze individuali alla misura unica della legge. E chiedere alla legge di svolgere un compito per cui non è fatta. È come se, stabilito che la fedeltà coniugale è un valore, si proponesse di imporla per legge! Basti pensare in quali modi - alcuni corretti, altri fasulli - si ottiene il consenso informato nella pratica medica quotidiana per renderci conto che lo scrutinio al quale sottoporlo non può essre quello della legge, ma solo il discernimento che nasce dall'etica. Lo stesso vale per l'alleanza terapeutica e per le direttive di fine vita.

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