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Il cinema non sa raccontare il cancro

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Pubblicato il 05/10/2012

Quando deve raccontare il cancro, il cinema preferisce che sia funzionale alla storia piuttosto che rispondente alla realtà. È quanto emerge da uno studio presentato al congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo), tenutosi nei giorni scorsi Vienna. La ricerca, condotta da due italiani che hanno censito 82 film sull'argomento, ha «rilevato una notevole differenza con la realtà della malattia», ha spiegato uno degli autori dello studio, Giovanni Rosti, dell'ospedale Cà Foncello di Treviso. «Nei film i malati sono più giovani rispetto alla realtà, intorno ai 40-45 anni massimo, appartengono alle classi sociali elevate, hanno tumori poco frequenti o rari, quando vengono dichiarati, e alla fine muoiono».

La realtà è invece diversa: i malati di cancro hanno in gran parte superato i 50 anni, sono lancinati dai dolori e sopravvivono in circa il 60 per cento dei casi.

Anche la scelta dei tumori è tutt’altro che realistica: «niente spazio per donne con un tumore alla mammella, dal quale sempre più spesso si guarisce», ha sottolineato l'altro autore dell'indagine, Luciano De Fiore, della Sapienza di Roma.

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